halloween mirabilandia


gli zombi di mirabilandia halloween 2015... di byHoRRoRJASON E'STATO UN PIACERE VEDERE E SFIORARE TUTTI QUESTI AMABILI MOSTRICIATTOLI CHE SI SONO IMPEGNATI AL MASSIMO PER IL PIACERE DEI VISITATORI DEL PARCO MIRABILANDIA...BRAVI

venerdì 27 marzo 2015

AMITYVILLE DOLLHOUSE
di Steve White
Una famigliola male assortita va abitare in una casa costruita sulle rovine carbonizzate di Amityville, nel cui ripostiglio degli attrezzi si cela nientemeno che una copia in scala ridotta della villa infestata distrutta da un incendio; prontamente data in dono alla figlioletta minore, la reliquia non mancherà di portare lo scompiglio. A tutt'oggi l'ultimo capitolo (escludendo il remake del 2005) di una saga esageratamente ed inutilmente lunga, "Amityville dollhouse" ricicla alcuni spunti dei precedenti capitoli (ad esempio il rogo e gli insetti) e spreca malamente quelli nuovi (gli incubi con bambini diabolici, la trovata della casa in miniatura), che proposti e dosati con perizia potevano forse risultare inquietanti ma che invece, complice la probabile destinazione televisiva del prodotto, finiscono col cadere nel vuoto. Musica e regia anonime, cast artistico di tenore discreto ma senza neanche un nome di benchè minimo spicco,effetti speciali buttati giù in fretta: lasciate perdere...

RECENSIONE DI
FLAVIO GIOLITTI
AMMAZZAVAMPIRI
(FRIGHT NIGHT)
di 
Tom Holland
Divertente e ritmato film, datato 1985, con vampiri e cacciatori degli stessi all'opera. La trama vede un ragazzo che ha dei nuovi vicini di casa, verso i quali nutre inquietanti sospetti. Difatti crede che siano dei vampiri e mai dubbio fu più fondato… I vampiracci vengono spiati, se ne accorgono e, ovviamente, vanno su tutte le furie. Inizia così una lotta senza quartiere fra il loro capo ed il ragazzo, che verrà coadiuvato da un buffo attore che interpreta il ruolo di ammazzavampiri, in un programma televisivo. Una baraonda d'effetti speciali di qualita' eccellente ad opera del mago Richard Edlund, degli attori azzeccati (specie Roddy McDowall e Chris Sarandon) nei loro ruoli e soprattutto la regia di Holland che, dopo i primi minuti in stile paratelevisivo, prende il via e dona un ritmo veloce e scanzonato alla vicenda, rendono "Ammazzavampiri" un piccolo gioiello del teen-horror. Il vampiro viene riletto in chiave moderna, con tutti gli stilemi, i vizi e l'appariscenza degli anni '80. Lo si puo' trovare in discoteca mentre adesca la vittima, ballando con carismatica eleganza, oppure lo si vede all'opera mentre morde una ragazza, in una scena carica di erotismo, fotografia patinata e musica elettronica . In definitiva, un film decisamente divertente, che ebbe un ottimo successo commerciale ed un sequel di qualita' nettamente inferiore
AMERICAN PSYCHO
di Mary Harron 
Inutile dire che il qui presente prodotto è tratto dall'omonimo best seller di Bret Easton Ellis, libro cult che diede scandalo (anche se ad onor del vero a tutt'oggi vi è molto di peggio) quando uscì narrando paranoie e gesta sadiche di uno yuppie in carriera. C'era da aspettarselo che un libro così controverso diventasse un film, ed infatti qualcuno ci ha messo le mani per far si che la follia di quelle pagine diventasse 1 ora e quaranta minuti di celluloide in cui Patrick Bateman si muove a cavallo tra le sue due vite parallele. La prima, di elegante, raffinato e curatissimo uomo d'affari, ossessionato dal look e dal culto del fisico (paranoica ma fondamentale la scena iniziale in cui descrive la sua quotidiana cura del corpo), la seconda di assassino e spietato serial killer, sadico fino all'inverosimile. Trascorre le sue giornate tra noiose discussioni con colleghi d'ufficio, soggiogati da miti degli anni ottanta come i ristoranti di culto, il lusso e perfino il colore dei loro biglietti da visita. L'esasperante routine fatta di lavoro, donne, locali e serate tra droga e alcool tratteggia la generazione della fine degli anni ottanta prossima al collasso. Collasso che si verifica nella mente di Patrick quando lascia invece fuoriuscire il suo alter ego criminale. Così in una escalation senza controllo comincia ad uccidere prima metodicamente, poi sempre più in maniera sregolata, riuscendo a fatica a costringere il suo io criminale a riaddormentarsi quando con la luce del giorno deve rivestire i panni del posato uomo d'affari. Colleghi d'ufficio e prostitute non fa differenza, è l'atto omicida che conta perpetrato sempre con cura e distacco. Tutto è superficiale, tutto è finto, perfino gli omicidi sono eseguito semplicemente come fossero "culto dell'immagine" e non atti di crudeltà o delirio. Eppure in questo film manca qualcosa. Manca la cosa che fin dalle prime battute ci mettono sotto gli occhi (anche se poi, svelato il gioco di inquadrature, scopriamo non essere ciò che pensiamo): il sangue. Se è effettivamente tratteggiata bene la mondanità di plastica ottantiana anche nelle ambientazioni, nei vestiti, e nei gadgets (che sono stati appositamente riesumati per il film) manca il lato violento della cosa. Ad una buona caratterizzazione di Bateman, perso nel suo totale e maniacale studio del corpo si contrappone una mancata vena sanguinolenta per dipingere il suo alter ego psicotico. Ogni momento in cui la telecamera dovrebbe e potrebbe indugiare su scene davvero forti (riconducendo al culto dell'immagine, sebbene devastata, anche l'altro lato del protagonista, completandone la mania estetica) ritorna il solito tormentone poco artistico, ma cardine, nel cinema di massa: la censura. La telecamera non si può spingere oltre un certo limite, il businness ha sempre la meglio sull'arte. Il film si lascia guardare, regala anzi un finale molto bello, un dissiparsi di certezze in cui nemmeno noi capiamo cosa è vero e cosa no, se ciò che abbiamo visto era frutto della follia di Patrick o realtà; è piacevole e a tratti schizoide e perverso al punto giusto, ma questa dose di follia rimane sempre senza uno sfogo a causa di una regia che ci nega ciò che completerebbe l'opera: un po' di violenza mostrata nella sua lucida intensità.

RECENSIONE DI

DAVIDE "DE" MASPERO
AMERICAN MARY
di Jen & Sylvia Soska
Mary è una promettente studentessa di chirurgia che, problemi di soldi a parte, sembra avere un futuro radioso ad attenderla. Purtroppo però, una volta iniziato il praticantato di chirurgia, si trova ad essere vittima di un ambiente cinico, fortemente sessista e, dulcis in fundo, condito da esclusivi party che spesso culminano in stupri di gruppo. L'odio, l'umiliazione ed il senso di vendetta prendono il sopravvento sulla giovane che riverserà le sue abilità da chirurgo negli ambienti più estremi della body modification e, soprattutto, utilizzerà bisturi e punti di sutura per dare il ben servito a diversi maschietti impenitenti. Le gemelle Jen e Sylvia Koska (tra l'altro presenti nel film con un gustoso – per quanto irrisolto – cameo) dirigono questa discesa negli inferi femminili analizzando, spesso sagacemente e con la lente distorta dell'orrore e dello humor macabro, la profonda misoginia e l'avvilente mercificazione che permeano la nostra società, in tutti i suoi livelli. La donna-oggetto vista come vera e propria bambola da usare e gettare o, ancora peggio, da umiliare e sottomettere violentemente. Katharine Isabelle (“Ginger Snaps”) è brava a vestire (e s-vestire) i panni della spietata e sofferente Mary e riesce a mantenere il personaggio nel giusto e difficile equilibrio fra crudeltà e cinica ironia. Diretto con verve e ricco di trovate originali, “American Mary” risulta un piccolo ma valido horror “sociale” nel quale la crudezza delle immagini è messa quasi in secondo piano dall'ancor maggiore crudezza dei sottotesti. Peccato solo che la sceneggiatura prenda troppe strade, talvolta senza portarne a termine alcune, perchè il film avrebbe potuto davvero diventare uncult-movie. Notevole la selezione di brani presenti nella colonna sonora.
L'AMANTE DEL DEMONIO
di Paolo Lombardo
Squallido horror italiano del 1971 (ma uscito nella sale cinematografiche 3 anni dopo) che vede alcune avvenenti ragazze passare la notte in un lugubre maniero, dove si vocifera alberghi il demonio in persona! Una di queste giovani vivrà una notte particolarmente movimentata, visto che sognerà d'essersi reincarnata in una donzella del medioevo, soggetta alle pessime attenzioni del maligno. Girato con i piedi da Paolo Lombardo, il film in questione attanaglia lo spettatore in una morsa di tedio bestiale. La recitazione è semplicemente da denuncia con Edmund Purdom che fa una figuraccia, Rosalba Neri che si fa ammirare (ma per il resto, poco aggiunge) e lo storico attore di spaghetti-western Robert Woods che si avvia a chiudere la propria carriera (pare che, oltretutto, abbia egli stesso concluso le riprese del film). I momenti involontariamente esilaranti sono numerosi cosi' come i dialoghi ridicoli ed i personaggi assolutamente fuori luogo. Uno su tutti il menestrello errante che giunge a cantar le sue storie alla donzella, un personaggio davvero imbarazzante nel suo nonsenso. Vogliamo parlare del maligno ? Quando appare scordatevi zolfo, corna e zoccoli, ma piuttosto accontentatevi di un tipo che indossa una sorta di cappuccio rosso da boia. La povertà di mezzi è oltre i limiti di guardia, così come la scarsa cura per i dettagli, e pertanto spesso (e volentieri) negli esterni diurni scorgiamo in sottofondo i pali che portano i fili della corrente elettrica. Altro che Medioevo !!! Ma non dimentichiamoci la sequenza in cui la ragazza fugge dal diavolaccio e va ad infilarsi in un capanno palesemente preso in prestito da un set di un film western ! Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti vero ?Evitatelo come la peste bubbonica.
L'ALTROVE
(THE DARKNESS BEYOND)
di Ivan Zuccon
Il ventottenne Ivan Zuccon è il regista di questo horror dagli interessanti spunti e dalla pregevole confezione. Siamo nel 1571 a Baghdad quando un filosofo arabo traduce e trascrive le pagine che si trovano nel Necronomicon, il famigerato libro dei morti. All'improvviso una presenza invisibile aggredisce l'uomo e l'uccide. Con un balzo temporale ci troviamo avanti di 500 anni con il mondo sconvolto da un'assurda guerra perpetrata da gruppi di folli invasati ai danni dell'umanità. Si tratta di umani posseduti dai Grandi Antichi che intendono spazzar via la razza umana per sempre. Un manipolo di soldati si troverà a vivere un'orrenda avventura fatta di incubi, torture e terrificanti rivelazioni sull'origine del nostro mondo. Carico di immagini orripilanti e di sequenze di ottimo impatto visivo, "L'Altrove" si snoda in una serie di agghiaccianti situazioni. Il regista Zuccon si dimostra sicuro dietro la macchina da presa ed ha uno stile molto interessante. Di certo si nota l'abilità acquisita dopo essersi "fatto le ossa" con diversi cortometraggi, con il bizzarro film "De Generazione" e dopo aver fatto da assistente a Pupi Avati nel 1999. Inoltre i numerosi riferimenti a Lovecraft donano al film in questione un alone molto tenebroso e suggestivo. Realizzato con diversi supporti (16mm, Betacam e "cinepresa" digitale) "L'Altrove" si avvale di una fotografia onirica e di una recitazione alquanto professionale. L'unica critica che si può muovere al film è che lo stile da videoclip inficia un po' sul risultato finale. Difatti (per quanto questa sia una ovvia scelta del regista) la storia tende a frammentarsi in scene di indubbio impatto visivo ma anche di esile collegamento logico. Numerosi gli spunti e le citazioni lungo il corso del film: si va dai cenobiti di Clive Barker ai film di Fulci con una sequenza finale che mi ha ricordato molto "Hardware di Richard Stanley. Intelligente anche la trovata di non dare alla vicenda un vero e proprio protagonista, difatti ogni qualvolta che lo spettatore crede di aver identificato il personaggio principale della storia questi puntualmente viene ucciso. Consiglio vivamente a tutti gli amanti dell'horror di reperire tale prodotto (in attesa di distribuzione in Italia…sigh…ma quando si sveglieranno i nostri ?) contattando questi ragazzi alla casella postalestudio.interzona@libero.it Ne vale davvero la pena
L'ALTRO INFERNO
(THE OTHER HELL)

di 
Bruno Mattei
Horror del 1981 diretto da Bruno Mattei (che usa lo pseudonimo Stefan Oblowsky) e scritto insieme a Claudio Fragasso, in cui tedio e povertà di mezzi la fanno da padroni assoluti. Il film coniuga il filone dell'orrore demoniaco con quello dei film "conventuali" e scimmiotta Argento a più non posso. In un convento il maligno domina incontrastato. La madre superiora ed altre suore si dedicano a strani riti alchemici fin quando iniziano delle orrende morti a catena. Un esorcista perisce nel tentativo di esorcizzare il luogo ed il suo giovane sostituto decide di indagare a fondo sui misteri e sulle strane morti. Nel finale, addirittura, spuntano fuori pure gli zombi (mah!). Dotato di una sceneggiatura inesistente, confuso più che mai e denso di dialoghi e situazioni improbabili, "L'Altro Inferno" è un prodotto raffazzonato e noioso che ricicla il set appena utilizzato, dallo stesso Mattei, per il film “La vera storia della monaca di Monza”. C'è qualche scena splatter ben riuscita e la fotografia (quando non risulta sovraesposta) riesce a creare un certa atmosfera infernale con l'uso di luci dai colori intensi. Buone anche le musiche (riciclate) dei sempre bravi Goblin. Ma la lentezza cronica del film e la sua illogicità completa inficiano sul risultato finale. Per la sagra del ridicolo c'è da segnalare l'incredibile scena in cui un prete si muove furtivo in un lugubre corridoio dove sono impiccate delle bambole. D'improvviso una suora urlante gli si getta addosso e lui la schiva per un pelo lasciandola cadere a terra. Poi, come se nulla fosse stato, il "nostro" prosegue per la sua strada lentamente, senza neanche degnare di uno sguardo la suora invasata che lo ha appena assalito. Beh…io, come minimo, un po' mi sarei preoccupato…ma questi restano i misteri del cinema di Mattei